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Zarruele Soft-Air Team Saronno
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Jack72

[ Commenti, Foto E Debriefing ] Alp-One: Dimonios

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Iniziamo con lo spiegone ;)

 

 

Tutto ciò che Zarruele vi ha tenuto nascosto.

 

Mai come quest’anno abbiamo osato nell’organizzazione di un evento, e mai come quest’anno abbiamo creato qualcosa che rispecchiasse la nostra visione di HSA e che assomigliasse all’evento a cui abbiamo sempre sognato di partecipare.

Abbiamo introdotto per la prima volta idee piacevolmente fuori dagli schemi riuscendo , a parer nostro, ad alzare nuovamente l’asticella dei parametri di realismo e coinvolgimento a cui aspiriamo. Chiave di volta è stata innanzitutto la trama, estremamente complessa se vista nella sua interezza ma molto semplice se vista dai punti di vista dei suoi diversi attori.

 

Le squadre di interdizione e di contro erano infatti al corrente ognuno esclusivamente della propria visione della storia.

La contro-interdizione, che ha avuto un ruolo molto più attivo del solito, è stata coinvolta con particolare attenzione.

Negli eventi classici la difesa risulta immutata nelle ore di game mentre controlla gli obiettivi sensibili nell’attesa di eventuali scontri o intromissioni da parte dei nemici.

In questo caso invece la contro-interdizione impersonificava l’avanzata in territorio afghano dell’Esercito Italiano che era intento a far avanzare un fronte ben definito per occupare un territorio straniero.

Doveva farlo lentamente, con tutte le cautele del caso e in maniera più realistica possibile posizionando dei check point lungo varie strade che si sarebbero spostati nel tempo avanzando nella direzione del misterioso avvistamento.

Addirittura, l’Esercito Italiano, non era a conoscenza neppure dell’esistenza del drone che solo la domenica mattina, a poche ore dalla fine dell’evento, è stato trovato in maniera “volutamente casuale” da una pattuglia di ronda.

“Volutamente casuale” è un termine contradditorio ma efficace in quanto la pattuglia che lo ha trovato non sapeva che di lì a breve si sarebbe imbattuta in questa interessante scoperta ma, risulta ovvio, che la pattuglia sia stata inviata appositamente sul luogo da una regia nascosta che ha dettato tempi e gestito situazioni nel modo più reale possibile.

Successivamente al suo ritrovamento, tutta la maglia radio dell’Esercito Italiano ( che le squadre d’interdizione avrebbero dovuto monitorare ) è stata ampiamente avvisata ed allertata mentre il drone è stato acquisito dall’Esercito Italiano, è stato smontato e spostato nel campo base dove verrà studiato e fatto rapporto.

 

Risulta chiaro che il mutare dell’avanzata della contro dettava dei tempi e delle priorità alle tre differenti trame che gli interditori vivevano.

Infatti le varie squadre d’interdizione avevano tre book diversi tra loro: questo è stato fatto ad un unico scopo, “cucire” ,nel limite del possibile, un evento più adatto allo stile e ai gusti dei vari team di interdizione.

 

A chi sappiamo condividere la nostra passione per la recon pura e la raccolta di informazioni abbiamo potuto assegnare una missione che avesse queste caratteristiche.

A chi invece ha gusti più classici ma non disdegna di dover interpretare e capire la situazione sul campo abbiamo potuto dare un altro ruolo, e un altro ancora a chi preferisce solitamente eventi dalla trama più lineare ma magari molto “fisici”.

 

Altri valori aggiunti al realismo sono stati dati dalla grandezza dell’area operativa, con i team costretti a infiltrarsi molto lontani dalla zona calda ( come accadrebbe nella realtà ), e dalla possibilità di effettuare una ricognizione dalla lunga distanza sfruttando la cresta del monte Megna per sorvegliare la parte opposta della valle.

Ad alcune squadre abbiamo inoltre introdotto per la prima volta il CIMIC ( Civil-Military Cooperation ) ovvero l’interazione con il capo villaggio afghano rispettando gli usi e costumi del luogo.

Sono inoltre stati inseriti e richiesti protocolli e moduli NATO come, ad esempio, la CAS 9 LINE ( Close Air Support ) ovvero la richiesta di bombardamento aereo ravvicinato per la distruzione di obiettivi sensibili.

 

Inoltre abbiamo aggiunto uno spiazzante imprevisto:

 

Le Special Force Russe (Impersonate da 6 Team d’interditori), arrivate al drone, si sarebbero accorte che il pezzo che stavano cercando era stato rubato dai talebani (come facilmente deducibile dalla presenza di un Pakol “opportunamente dimenticato” sul luogo) e quindi capire che dovevano raggiungere il villaggio per sottrarlo agli indigeni.

 

I contractor della fratellanza (Impersonati da 6 Team d’interditori) invece dovevano semplicemente ritirare un microchip dai loro alleati talebani ma dinnanzi al capo villaggio si sarebbero visti consegnare un cilindro di ferro che non corrispondeva alle loro aspettative. Quindi, tutto ciò che i talebani potevano fare per aiutarli, era dar loro la posizione del drone in maniera da recuperare il pezzo corretto.

 

Grazie a questo espediente gli interditori dovevano invertire i loro obbiettivi primari ed adattarsi ad una nuova ed inaspettata missione da pianificare direttamente sul campo.

 

Degno di nota anche il fatto che, per un volta, le squadre d’interdizione non dovevano calarsi nella parte dei “buoni”; dovevano invece calarsi nella parte dei “cattivi” e lavorare per la mafia russa sabotando l’Esercito Italiano e lottando contro di esso.

 

Infine la missione di 2 squadre di forze speciali italiane che, lavorando in incognito, sono state portate a confrontarsi su grossi dubbi morali. Questo perché si sarebbero trovati ad operare segretamente in una zona controllata dai connazionali con il pericolo di venire allo scontro con gli stessi pur di portare a termine la loro particolare missione.

Farsi catturare, tentare di spiegare la propria situazione, defilarsi senza colpire nessuno oppure sparare ad un connazionale che molto probabilmente sarebbe risultato un amico conosciuto durante gli anni di servizio?

Ognuno ha operato le proprie scelte morali senza ricevere nessun tipo di suggerimento o consiglio.

 

Su un campo così duro e vasto le regine sono state strategia e cartografia. L’OBJ antenna è stato l’esempio più lampante di come una chiara visione della carta e del campo o una singola scelta tattica e di interpretazione possa influenzare un intera missione.

Questo obbiettivo, molto distante e in una zona molto impervia ha costretto le interdizioni a dover scegliere se rischiare il tutto per tutto per la propria missione o preferire portare a casa la pelle e le informazioni raccolte (sabotando l’antenna), oppure riuscire a comprendere a pieno come dovesse essere raggiunta limitando lo sforzo fisico.

Qualcuno ha preferito dare la precedenza al sabotaggio della postazione e garantirsi la possibilità di esfiltrazione, pagando la loro prudenza con un ritardo che difficilmente gli avrebbe permesso di concludere a pieno la loro missione, altri hanno mantenuto il focus sul drone o il villaggio, pagando il prezzo di scendere e risalire più volte l’aspro pendio dei Corni di Canzo. Ma era anche possibile dedurre come utilizzare la cresta della montagna per ridiscendere dall’obbiettivo drone all’antenna diminuendo di gran lunga lo sforzo fisico e riuscendo a completare tutti gli OBJ.

 

Non c’era una maniera giusta o sbagliata di interpretare l’obbiettivo, e neppure l’intero evento,ma un interpretazione personale di priorità tattiche che ha portato il film in una direzione scelta esclusivamente da voi.

 

Prima di concludere con la chilometrica trama ci teniamo a precisare che se vi siete divertiti, avete sofferto, avete provato paura, sorpresa,frustrazione ma anche soddisfazione, e se tutto questo lo avete fatto insieme ai vostri amici più cari bhè, abbiamo un’ottima notizia per voi: avete vinto Alp-One:Dimonios!

 

Nel cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, è in atto il test di un moderno prototipo di velivolo senza pilota da ricognizione e combattimento (UCAV) russo. Durante le fasi di volo però qualcosa va storto e gli ingegneri perdono ogni contatto con il velivolo. Dopo più di un ora di frenetico lavoro informatico il personale riesce a rintracciare per alcuni brevi istanti il drone che, misteriosamente, non solo è ancora in volo, ma sembrerebbe aver invertito la sua rotta ed essere oramai sopra i cieli dell’Afghanistan.

Al tentativo di riprendere il controllo il complesso mezzo non riconosce i codici degli scienziati e, come fosse davanti a un tentativo di intrusione informatica, entra in SAFE MODE. Il velivolo quindi, come da procedura, disconnette qualsiasi controllo remoto e tenta autonomamente un atterraggio di fortuna.

La “Fratellanza di Solncevo” è riuscita nell’intento di corrompere scienziati e alti vertici della sezione sperimentale della difesa russa. Venuta a conoscenza dello sviluppo oramai in fase avanzata di un velivolo estremamente tecnologico, decide di sabotare uno dei test, dirottando il mezzo verso l’Afghanistan dove potrà essere smontato in aree più tranquille e meno controllabili. I suoi componenti più preziosi potranno poi essere venduti al miglior offerente. Durante le fasi finali della criminosa operazione però, il tentativo di riprendere il controllo da parte dei russi manda in SAFE MODE il drone che, senza controllo, finisce per schiantarsi in una delle aree più pericolose del pianeta: le catene montuose dell’Afghanistan dove le roccaforti talebane resistono imperturbabili agli attacchi delle forze NATO.

Fortunatamente la fratellanza può contare sull’appoggio di alcuni capi tribù talebani, clienti di vecchia data nel traffico clandestino di armi. A uno di questi viene commissionato il rintracciamento del relitto e il furto del suo componente più prezioso. Con sorprendente velocità il capo villaggio conferma la riuscita della sua missione.

Vista la particolarità geo-politica del territorio, lacerato da continui conflitti fra forze NATO e talebani, e il timore di una prevedibile reazione da parte di forze speciali russe, l’organizzazione mafiosa commissiona a un manipolo di mercenari di recarsi con le cautele del caso in Afghanistan e incontrare il capo tribù che gli consegnerà il prezioso frutto del dirottamento. Sarà inoltre indispensabile effettuare piccole azioni di sabotaggio per rallentare e depistare l’esercito italiano che pattuglia la zona e che potrebbe aver fiutato strani movimenti. Tutto questo allo scopo di facilitare la loro estrazione a recupero effettuato. Le loro azioni che saranno rivendicate dai Talebani serviranno a dare maggiore visibilità alla tribù sul territorio ripagandola del recupero del materiale richiesto.

Un velivolo senza controllo difficilmente sceglierà autonomamente di cambiare rotta e dirigersi verso un paese canaglia, appare quindi evidente che si tratti di un sabotaggio, ma messo in atto da chi?

Trovare una risposta però non è la priorità della difesa russa.

Difficilmente potrebbe giustificare la presenza di un suo velivolo in una zona così delicata per gli equilibri politici mondiali, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti in Ucraina.

Inoltre sul mezzo è presente tecnologia segreta costata anni di sviluppo, sarebbe un disastro se tali informazioni cadessero nelle mani sbagliate. Una squadra di forze speciali viene quindi infiltrata in Afghanistan allo scopo di recuperare la preziosa tecnologia e distruggere il velivolo per cancellare ogni imbarazzante traccia, non senza aver prima rallentato e depistato le forze NATO che pattugliano la zona. Opereranno in aree dove la supremazia delle tribù talebane è totale, dove gli eserciti occidentali pattugliano incessantemente le strade nel vano tentativo di ristabilire il controllo e dove aspri scontri sono la routine. Difficilmente inoltre l’incidente sarà passato inosservato alle forze stesse NATO, presumibilmente allertate e in convergenza verso la zona del probabile atterraggio.

Infatti la brigata Sassari dell’esercito italiano effettua il suo dovere in Afghanistan, in una missione di peacekeeping. Malgrado nei grossi centri abitati e nelle pianure il loro pattugliamento intensivo riesca a ristabilire un delicato equilibrio e parvenza di democrazia, le montagne rimangono una impenetrabile roccaforte talebana dove persino i potenti eserciti occidentali non osano avventurarsi.

A sconvolgere la già delicata situazione giungono strane voci e testimonianze fra la popolazione che, per lo più in un apparente delirio mistico misto a superstizione, cominciano a raccontare dello spaventoso avvistamento di un “diavolo volante”, di una luce nel cielo e di altri presagi di cattiva sventura caduti misteriosamente sui monti. Queste fantasiose storie raggiungono in poco tempo internet, dove siti di complottisti, seguiti a ruota dai media ufficiali, cominciano a delirare su ufo e alieni in Afghanistan.

Messa alle strette dall’opinione pubblica la NATO effettua dei controlli più approfonditi sui tracciati radar corrispondenti all’avvistamento e, sorprendentemente, rileva un oggetto di modeste dimensioni viaggiare a 800km/h lungo una traiettoria che lo porterà a schiantarsi sui monti. Visto l’infittirsi del mistero,i militari italiani, che pattugliano la zona vengono quindi incaricati di risalire (con le cautele del caso) le impervie colline allo scopo di verificare eventuali anomalie in un territorio che è però sotto il dominio incontrastato dei più terribili estremisti islamici. Malgrado la riluttanza al rischiare vite umane per inseguire quelle che potrebbero essere solo un mucchio di dicerie, o al massimo il risultato di qualche scaramuccia a colpi di mortaio fra talebani, l’esercito italiano si appresta a compiere il suo dovere, e a prendere , previa l’installazione di checkpoint, punti logistici e tutte le cautele del caso, il controllo della montagna interessata dall’indagine.

Mentre ai militari italiani tutto ciò sembra una grossa perdita di tempo e un rischio non giustificato, di altro avviso sono i vertici della difesa italiana. Hanno il sospetto che ci sia sotto qualcosa di grosso, qualcosa che sarebbe opportuno conoscere per primi, al di fuori della missione ufficiale assegnata dalla NATO, qualcosa da cui la nostra difesa potrebbe trarre vantaggio, economico o tattico. Tentativi da parte della mafia russa di corrompere ufficiali italiani, e l’interesse manifestato dall’ arabia saudita per la zona, non fanno altro che aumentare i sospetti che qualcosa di grosso stia accadendo su quelle montagne (questa parte è stata “involontariamente” aggiunta dai team di interdizione pochi giorni prima dell’evento, nel tentativo di crearsi una storia di copertura in caso di cattura!). Decidono quindi di inviare una pattuglia di forze speciali in una missione segreta e assolutamente non autorizzata a cercare di capire di più sulla vicenda prima dell’arrivo dell’esercito regolare. Approfitteranno inoltre per far luce su alcuni ipotetici rapporti segreti fra talebani e soldati italiani che da alcune segnalazioni sembrano incontrarsi segretamente con i ribelli, si teme stiano facendo il doppio gioco. Sarà inoltre opportuno localizzare un eventuale insediamento Talebano e/o depositi segreti di armi degli estremisti. La difficoltà maggiore della loro missione sarà però nel fatto che il territorio verrà lentamente preso sotto controllo dall’ esercito italiano regolare, ovviamente all’oscuro della missione segreta, nonché allertato e sotto tensione. Sarà quindi imperativo evitare di farsi avvistare dai compagni, grave sarà infatti il rischio di incappare in fuoco amico. Nel malaugurato caso accadesse sarà inevitabile l’incidente diplomatico e gli alti vertici negherebbero tutto, le sorti della pattuglia in missione segreta sarebbero quindi incognite se non nefaste, un drastico insabbiamento potrebbe infatti essere la via più rapida per risolvere il problema.

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Qui vorrei lasciare il mio ringraziamento che, insieme ai miei complimenti, va a tutte le squadre di interdizione per aver affrontato un evento non facile su di un campo ancora meno facile, a tutte le squadre di controinterdizione per averci aiutato a mettere in scena questo film, a tutti i miei fratellini per lo sbattimento che ogni volta, fra risate e incazzamenti, ci facciamo e per ultimo, ma non di certo per importanza, al nostro mitico presidente perchè ... perchè senza di lui tutto questo non sarebbe mai esistito ... grande Roz ;)

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